Impianti di microfiltrazione acqua domestica
Gli impianti di microfiltrazione per acqua domestica sono sempre più diffusi. Servono, in buona sostanza, a migliorare il gusto e la qualità dell’acqua del rubinetto senza modificarne la composizione. La rendono più piacevole da bere, dato che eliminano odori e impurità in sospensione, ma mantengono i sali minerali naturalmente presenti.
L’acqua di rete è già controllata e potabile in tutta Italia, ma può presentare sapori o odori sgradevoli dovuti al cloro aggiunto per garantirne la sicurezza microbiologica.


Come funziona la microfiltrazione dell'acqua?
La microfiltrazione dell’acqua è una tecnologia di trattamento che utilizza una membrana microporosa per trattenere le particelle solide presenti nel flusso d’acqua. In pratica, l’acqua passa attraverso filtri con pori estremamente piccoli, in grado di bloccare impurità e residui in sospensione.
I pori delle membrane hanno generalmente dimensioni comprese tra 0,1 e 10 micron e permettono quindi di rimuovere particelle molto piccole, mantenendo però inalterata la composizione dell’acqua. A differenza di sistemi più complessi come depuratori a osmosi inversa, la microfiltrazione non interviene sui sali minerali disciolti nell’acqua, che restano quindi invariati. Non a caso, questa tecnologia viene utilizzata soprattutto nelle abitazioni in cui l’acqua di rete è già di buona qualità dal punto di vista chimico e microbiologico. L’obiettivo non è infatti purificare l’acqua, ma migliorarne le caratteristiche organolettiche, eliminando odori e sapori sgradevoli.
Uno degli effetti principali è la riduzione del cloro e dei suoi derivati, responsabili del tipico retrogusto dell’acqua di rubinetto. Inoltre, quando il sistema integra filtri a carbone attivo (talvolta arricchiti con argento dalle proprietà batteriostatiche), contribuisce anche a limitare la proliferazione batterica e a trattenere ulteriori impurità.
Microfiltrazione acqua sottolavello: caratteristiche e vantaggi
La microfiltrazione dell’acqua sottolavello prevede l’installazione, sotto il lavello della cucina, di un sistema che tratta l’acqua direttamente nel punto in cui viene utilizzata. In pratica, l’acqua passa attraverso filtri a membrana molto fini e, spesso, attraverso carbone attivo, prima di arrivare al rubinetto.
Il suo scopo, come già chiarito, è migliorare il gusto e l’odore dell’acqua intervenendo soprattutto sul cloro e su piccole particelle in sospensione, pur senza modificarne la composizione.
È una soluzione molto diffusa perché è semplice da gestire e non ingombra: tutto il sistema resta nascosto sotto il lavello e l’acqua filtrata arriva direttamente dal rubinetto o da un piccolo, apposito erogatore. Questo la rende comoda nell’uso quotidiano e, di fatto, riduce anche la necessità di acquistare acqua in bottiglia.
Microfiltrazione o osmosi inversa: quale scegliere
Volendo sintetizzare, la scelta tra microfiltrazione e osmosi inversa dipende dal livello di purificazione desiderato e dall’uso finale dell’acqua. La microfiltrazione è indicata per acqua già potabile e agisce in modo selettivo, migliorandone soprattutto le caratteristiche organolettiche senza alterarne la composizione minerale. In questi casi non è necessario tanto un intervento di purificazione profonda, ma piuttosto un affinamento della qualità percepita.
L’osmosi inversa, invece, è un processo molto più complesso e invasivo: attraverso una membrana semipermeabile estremamente fine e l’azione della pressione, è in grado di trattenere non solo i microrganismi, ma anche le sostanze disciolte e le impurità chimiche più piccole. Ne deriva un’acqua altamente purificata, adatta a impieghi che richiedono elevati standard di qualità, come la desalinizzazione, il trattamento di acque di pozzo o reflue e applicazioni industriali o professionali.
