Addolcitori domestici per acqua dolce in casa

Gli addolcitori domestici sono dispositivi progettati appositamente per ridurre la durezza dell’acqua nelle abitazioni (vale a dire la quantità di sali minerali disciolti al suo interno), ed eliminare, di conseguenza, il calcare responsabile di incrostazioni e danni agli impianti. Il calcare è presente in molte acque di rete e tende a depositarsi soprattutto quando l’acqua viene riscaldata. Tale fenomeno, noto come durezza temporanea, è la causa principale di problemi a lavatrici, lavastoviglie, caldaie e scaldabagni. La buona notizia è che può essere arginato con l’installazione di un impianto addolcitore domestico, che tende a rendere l’acqua più “dolce” e meno “aggressiva”.

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Impianti addolcitori domestici: quale scegliere e come farlo

Parlando di addolcitori domestici, può esserti utile sapere che sul mercato esistono parecchi modelli, diversi tra loro per struttura, funzionamento e ingombro.

  • Il più diffuso è l’addolcitore a scambio ionico, probabilmente il più efficace per ridurre la durezza dell’acqua. Il suo funzionamento si basa su resine che trattengono i sali responsabili del calcare e li sostituiscono con ioni di sodio. Per questo viene utilizzato il cloruro di sodio, cioè il normale sale da cucina, che va aggiunto periodicamente. La rigenerazione del sistema può avvenire in due modi: a intervalli di tempo prestabiliti, tramite una valvola a timer, oppure in base al consumo effettivo di acqua, attraverso un sistema volumetrico.
  • Un’alternativa molto comune è l’addolcitore a doppio corpo, formato da due elementi separati: il filtro con le resine e il serbatoio del sale, chiamato tino salamoia. Questa struttura rende l’impianto più pratico da pulire e da mantenere, ma richiede un po’ più di spazio e viene quindi installata – tendenzialmente – in locali tecnici o cantine.
  • Gli addolcitori cabinati, invece, racchiudono tutto in un unico corpo compatto. Sono da prediligere quando lo spazio è ridotto e risultano anche più discreti dal punto di vista estetico. Di contro, la manutenzione risulta leggermente più farraginosa rispetto a quella richiesta dai modelli separati.

Quando si sceglie un addolcitore, entrano in gioco anche altri fattori pratici. Lo spazio disponibile è il primo, e anche se nella maggior parte dei casi non rappresenta un vero problema, va comunque verificato. Più importante è valutare il rapporto tra costi e benefici: oltre all’investimento iniziale, infatti, un addolcitore può ridurre le spese legate alla manutenzione degli elettrodomestici e ai consumi energetici, perché limita la formazione di calcare.

Infine, va considerata la manutenzione ordinaria, che consiste soprattutto nel controllo e nel rabbocco del sale (specifico in pastiglie, più “puro” e facile da dosare).

In PHCL Service possiamo aiutarti a scegliere il modello di addolcitore più adatto in base alle caratteristiche dell’acqua e alle esigenze che hai, anche (ma non solo) in termini di spazio. Scrivici, parliamone e troviamo insieme la soluzione migliore!

Un addolcitore d’acqua collegato all’impianto domestico funziona attraverso un processo chiamato scambio ionico. L’acqua di rete, contenente sali di calcio e magnesio responsabili della durezza e della formazione del calcare, entra nel sistema e viene convogliata all’interno di una bombola riempita con resine specifiche in forma di piccole sfere.
Tali resine sono caricate inizialmente con ioni di sodio. Quando l’acqua le attraversa, avviene uno scambio: gli ioni di calcio e magnesio si legano alla resina, mentre al loro posto vengono rilasciati ioni di sodio nell’acqua. Così, l’acqua in uscita risulta addolcita e meno incline a generare depositi di calcare, pur mantenendo le sue caratteristiche di potabilità.

Durante il normale funzionamento, il sistema continua a trattare l’acqua fino a quando le resine non raggiungono la loro capacità massima di scambio, cioè quando risultano “sature” di calcio e magnesio. A quel punto inizia la fase di rigenerazione, gestita automaticamente dalla valvola dell’impianto. Durante questa fase viene aspirata dal serbatoio del sale una soluzione concentrata di acqua e cloruro di sodio (la salamoia), che attraversa le resine. La forte concentrazione di sodio permette di “scalzare” il calcio e il magnesio accumulati, che vengono così espulsi attraverso lo scarico. Subito dopo, il sistema effettua anche un risciacquo per eliminare eventuali residui di sale e riportare le resine nelle condizioni iniziali.

Una volta completato il ciclo, l’addolcitore d’acqua torna in servizio e riprende a fornire acqua addolcita alla rete domestica. Il tutto viene regolato automaticamente in base ai consumi o a intervalli prestabiliti, a seconda del tipo di impianto.

L’installazione di un addolcitore d’acqua in ambito domestico comporta diversi benefici, legati principalmente alla riduzione della durezza dell’acqua e alla conseguente diminuzione del calcare. Vediamoli nel dettaglio.

  • Riduzione delle incrostazioni da calcare
    Sanitari, rubinetteria ed elettrodomestici risultano più puliti e meno soggetti alla formazione di depositi.
  • Maggiore efficienza degli elettrodomestici
    Lavatrici, lavastoviglie e caldaie operano in condizioni ottimali, con un rendimento migliore e consumi energetici più contenuti.
  • Allungamento della vita utile degli impianti
    Tubature ed elettrodomestici subiscono una minore usura, con una conseguente riduzione degli interventi di manutenzione e riparazione.
  • Ottimizzazione dei costi nel tempo
    La diminuzione dei consumi energetici e dei guasti porta a una riduzione dei costi di gestione della casa.

In un’ottica di ottimizzazione dell’impianto domestico, l’addolcitore può essere affiancato ad altri sistemi per il trattamento e l’erogazione dell’acqua, come i frigogasatori, che permettono di ottenere acqua fresca e frizzante direttamente dal rubinetto.